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venezianebbiaDal secondo dopoguerra e in particolare nel ventennio 60/70 l'Italia faceva i conti con dati allarmanti su incidenti stradali e decessi ad essi collegati causati dalle fitte nebbie che nei mesi tardo autunnali e invernali affliggevano in maniera pesante le pianure del nord.

Non solo, a questo triste dato andava aggiunto quello relativo al danno economico e sociale dovuto a cancellazioni dei voli, conseguenti ritardi e blocchi per merci e passeggeri con elevati costi sociali a carico del paese.

Nonostante però una diffusione più massiccia delle automobili, degli spostamenti di persone e merci, negli ultimi decenni non si è assistito a un aumento delle problematiche correlate al fenomeno nebbia, anzi, gli ultimi 20-25 anni denotano un importante trend discendente.

 

 

Ad esempio, cita il Colonnello Giuliacci questi dati oggettivi: “Milano-Linate, negli anni ’60 si registravano in media 1500 ore all’anno con nebbia. Negli anni recenti invece le ore con nebbia si aggirano intorno 400-600. con una diminuzione media del 40% nell’ultimo ventennio. Analoghe riduzioni sono state osservate però sia nella Valpadana che nelle valli del Centro: 50% ad Ancona, Pescara e Firenze, 45% a Torino, 42% a Roma Urbe, 30% a Vicenza e Bologna, 27% a Venezia, 25% a Brescia e Piacenza”. E le cause sembrano essere molteplici.

Inizialmente il primo fattore di rilievo che balza all'occhio è l'aumento medio delle temperature minime ben evidenziato dai dati rilevati dalle varie stazioni meteorologiche presenti sul territorio, a tal proposito ben sappiamo che il fenomeno NEBBIA sulla pianura Padana è provocato dal raffreddamento per irraggiamento notturno da parte del terreno che cede parte del freddo accumulato alla porzione d'aria immediatamente sovrastante favorendo quel fenomeno chiamato INVERSIONE TERMICA.

In secondo luogo va anche sottolineato la mutata composizione dei pulviscoli derivanti da residui di combustione (autotrazione-riscaldamento) essi negli anni passati composti in particolare da biossido di zolfo (combinandosi con l'ossigeno) forniva ai bassi strati dell'atmosfera quei NUCLEI DI CONDENSAZIONE (sotto forma di anidride solfrosa) necessari ad agglomerare le particelle di vapore acqueo e di conseguenza favorire la formazione delle nebbie inversionali in particolare sulle aree fortemente urbanizzate e industrializzate.

A tal proposito vale la pena ricordare che per la formazione della nebbia, vi è la necessità di nuclei di condensazione abili a coagulare le particelle di vapore acqueo e tali nuclei sono nella maggioranza dei casi esiti di attività umane, specialmente nelle zone densamente popolate come appunto la Pianura Padana.


Grafico tratto dal sito www.giuliacci.it


Anche la porzione di pianura Padana più vicina a noi, la Padano-Veneta non sfugge a questo trend e ormai è osservazione anche dei meno attenti questo particolare. Dove sono finiti i nebbioni di una volta, quel muro che ci accompagnava prima e dopo il Natale spesso senza mai sfaldarsi nemmeno a metà giornata?

In questi anni di cosiddetto Global Warming questo fattore rappresenta uno di quei cambiamenti climatici apprezzabile da tutti con temperature notturne di anno in anno sempre meno rigide, e con un terreno meno umido a causa di piogge meno abbondanti, anche le nebbie si sono fatte inevitabilmente meno fitte e frequenti.

Vediamo in questi grafici realizzati da Marco Vezzaro e Luca Bertolazzi il trend della meteora NEBBIA relativamente alle stazioni meteorologiche di Vicenza e Verona dell' Aeronautica Militare.


Verona A.M. a cura di Luca Bertolazzi (SerenissimaMeteo)


Vicenza A.M. a cura di Marco Vezzaro (SerenissimaMeteo)


Negli anni del Global Warming questo fattore rappresenta uno di quei cambiamenti climatici facilmente riscontrabile da tutti, con temperature notturne di anno in anno sempre meno rigide, con un terreno meno umido a causa di piogge meno abbondanti e con nebbie che si sono fatte inevitabilmente meno fitte e frequenti.

La variazione di un aspetto della natura difficilmente non porta effetti allo stesso ambiente, così un effetto negativo della diminuzione delle nebbie lo hanno gli alberi: la nebbia, riuscendo a prevenire la perdita di acqua dagli alberi, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell'ecosistema, che adesso si trova in pericolo perchè questo processo può avere effetti sugli alberi che devono cercare l'acqua, alti tassi di umidità e temperature più fresche. Si avranno effetti sulle piante che potrebbero indebolirsi da questo cambiamento ed anche sugli animali che vivono nell'ecosistema.


Articolo redatto da Marco Rabito e Fabio Murli con la collaborazione di Marco Vezzaro e Luca Bertolazzi.

 

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